DAI RACCONTI DI LIBEROVOLARE
PUBBLICHIAMO OGGI I dal CAPITOLO 10 AL CAPITOLO 13:
Nehk dei Guerrieri Alati
(AUTORE: VIVI')
10
Uomini
e bestie attendevano solo l’ordine del Generale Nehk che si ergeva
innanzi al suo esercito, lo sguardo fisso in alto, impavido e fiero
nella sua armatura, pronto a dare l’ordine di attacco, che non si
fece attendere:
“ Fuocoooo!!”
Le
fauci dei mitici dragonsauri eruttarono all’unisono lunghi fiotti
infuocati che s’innalzarono nel cielo, avvolgendo in un inferno di
fiamme lo stormo nemico. Si udirono alte strida di dolore.
Raccapriccianti. Una pioggia di giganteschi cadaveri inceneriti
cominciò a cadere sulla radura.
Nehk
urlò un altro ordine perentorio, e gli arcieri già pronti
scoccarono le loro micidiali frecce. Una pioggia continua di dardi
infuocati si abbatté sugli spectrodattili, infilzandoli al volo.
Tuttavia,
furono molti i giganteschi volatili cannibali, che piombarono sugli
uomini, strappandoli letteralmente coi loro artigli e afferrandoli
coi rostri dentati, dalle cavalcature. Non vi era scampo per gli
sventurati.
Alti
ruggiti impazienti si levarono nell'aria resa soffocante dal fumo e
dal fetore dei volatili nemici, i dragonsauri sulle rupi e gli
stregonsauri comandati da Gohrn scalpitavano, i loro cavalieri e i
loro guidatori, non riuscivano più a trattenerli. Ma il giovane
Comandante aspettò che il fumo e la polvere si diradassero, e quando
infine vide profilarsi le sagome dei giganti nemici, diede l’altro
ordine d’attacco.
Gohrn
alzò una mano, e lanciato l’urlo di battaglia uomini ed animali si
gettarono nella mischia.
11
Dopo
alcune ore, la grande battaglia finì. I superstiti si guardarono
sbigottiti attorno, una scena apocalittica si presentò ai loro
occhi: innumerevoli volute di fumo si alzavano dai piccoli incendi
scoppiati nella pianura, mentre una montagna di corpi giganteschi,
emananti un odore di marcio ammorbante l’aria, era disseminata su
tutta la radura. Tra loro anche i corpi esanimi dei loro compagni
caduti durante la cruenta battaglia.
Ora
non rimaneva che un pietoso compito da portare a termine, prima di
concedersi tutti il meritato riposo. Bisognava rendere gli onori ai
caduti. Non vi era tempo di comporre le salme a una a una, ma
sicuramente la Grande Sharez avrebbe officiato un rito onorevole per
gli eroi che avevano sacrificato la vita per il loro popolo.
E
di gesti eroici, quel giorno i guerrieri ne avevano visti molti, sia
da parte degli umani, che da parte dei loro animali.
I
dragonsauri, e gli stregonsauri si erano battuti valorosamente, a
volte mettendo a repentaglio anche la propria vita per salvare quella
del loro cavaliere o condottiero, dalle fauci cannibali.
E
ora, per il momento era finita. Avevano vinto la grande battaglia.
Ancora non sapevano quale sarebbe stato il loro destino. Non sapevano
se ci sarebbe stato un nuovo scontro, e quando questo sarebbe
avvenuto, ma di sicuro il nemico li avrebbe trovati di nuovo pronti e
determinati a difendere con tutte le loro energie il futuro dei loro
figli e la pace.
12
La
Grande Sharez era sfinita. Non aveva mai affrontato una simile
emergenza. Nemmeno quando era ancora viva l’anziana sciamano
rimasta uccisa nell’agguato teso dai nemici dei popoli uniti.
Nemmeno
quando era scoppiata la terribile epidemia che aveva visto morire
centinaia di persone della sua tribù, e chissà quante altre ancora
dei popoli conosciuti. Anche allora l’anziana donna aveva voluto
riunire in un’unica tenda comune i malati, in modo da poterli
seguire più facilmente e facendo sì che avessero un minimo di
calore umano.
Era
la prima volta in assoluto che una donna della medicina portava
questa soffiata innovativa nel gestire le grandi emergenze sanitarie.
Lei,
aveva appreso queste grandi lezioni dalla donna, ed aveva proseguito
il suo lavoro, nel suo esempio.
In
quel momento era profondamente grata alla Sharez, per tutti i suoi
insegnamenti.
Kim
si riscosse dal ricordo che gli recava ancora profondo turbamento, e
tirato un grosso sospiro, poté finalmente prendere atto della
stanchezza che le rendeva così rigido il portamento.
Si
guardò attorno, riflettendo sul fatto, che ormai i feriti fossero
talmente tanti, ed alcuni in così gravi condizioni, che non era più
possibile né ricoverarne altri nella grande tenda della medicina, né
curare quelli che già c’erano per via delle scorte delle erbe
curative e lenitive, che cominciavano a scarseggiare.
I
cercatori che mandava fuori ogni giorno, non si potevano allontanare
più di tanto dall'accampamento, per cui le erbe e le radici non si
trovavano più tanto facilmente.
Gli
aiutanti Guaritori che aveva, erano nelle sue stesse condizioni
psico-fisiche. Erano esausti e logorati mentalmente, e l’emergenza
sembrava non avere fine.
Per
questo si decise e mandò un messaggero dal Comandante Supremo.
Appena
ricevette il messaggio, il giovane si diresse subito dalla Grande
Sharez:
“ Sono
con te, mia Sharez! Ordina e io ubbidisco!” disse rispettosamente a
capo chino.
“ Sono
con te, Guerriero!” rispose, facendogli dono di un sorriso
dolcissimo.
“ Ti
ho mandato a chiamare perché la situazione è molto seria, Nehk! I
feriti come puoi vedere, cominciano ad essere troppi, e le erbe non
sono mai abbastanza. Otre tutto, l’ordine di non allontanarsi dal
campo, m’impedisce di avere il giusto approvvigionamento. Non è
possibile sostenere ulteriormente una simile situazione. I feriti
andrebbero trasportati altrove.”
“Vi
ho pensato molto, Kim! Il grande fiume offre un’ideale via di fuga.
Per questo sto facendo costruire delle grandi piroghe. Potremo
trasportare i feriti con delle barelle sino alle imbarcazioni, e là
con l’aiuto della corrente, in poco tempo potreste essere lontani
dal pericolo.
A
vostra difesa, potrei darvi una scorta di stregonsauri e di due
pattuglie di dragonsauri. Questo è tutto quello che posso fare per
voi. Che ne dici Kim?”
“Vorrei
portare con noi anche i più anziani e i bambini, Nehk!”
“Sta
a te decidere quanti e quali persone cercare di portare in salvo. Una
volta fuori dall'accampamento, sarai tu a capo delle nostre genti.
E una volta arrivati in un luogo sicuro, sarai sempre tu a decidere
cosa sia meglio per loro.”
La
ragazza ristette solo un attimo, poi consapevole delle responsabilità
che da quel momento in poi avrebbero gravato sulle sue esili spalle,
chinò il capo rispettosamente mentre diceva:
“Sei
tu il Comandante Supremo! Non posso che attenermi alle tue
decisioni!”
“Bene,
mia Sharez! Provvedi oggi stesso a radunare le persone scelte. Appena
pronte le piroghe ti farò sapere.
13
Quella
sera ci fu un grande raduno attorno ai falò accesi nel centro
dell’accampamento.
Furono
raggruppati i tamburi e i lunghi corni di zanne di mammuth, gli
animali sacri alla stirpe umana, lasciati in dono dagli animali
stessi che perivano per cause naturali.
Quella
sera avrebbero risuonato tutti insieme, attorno ai fuochi, con i
grandi tamburi.
La
gente avrebbe intonato i canti di guerra e della vittoria. Ed avrebbe
danzato attorno ai fuochi, guidati dalla Grande Sharez in persona. La
giovane sacerdotessa avrebbe compiuto un rito propiziatorio, pregando
gli dei di volgere i loro occhi pietosi e benevoli sui popoli
costretti all’estrema difesa.
Sarebbe
stata una grande festa, che avrebbe visto riuniti tutti, grandi e
piccoli, uomini ed animali. Il nemico, se fosse stato in ascolto,
avrebbe avvertito l’unione e la forza dei popoli pacifici, e ne
sarebbe rimasto intimidito.
Appena
il sole scese sulla linea dell’orizzonte si accesero i grandi falò,
e i corni suonarono, dando il segnale per la festa.
Kim
aveva indossato le Sacre Vesti. Aiutata dalle donne, aveva
acconciati i lunghi capelli con una pettinatura particolare che la
rendeva ancor più bella. Le cingeva la fronte, la Sacra Fusciacca,
con i simboli dei Popoli e della Pace, dipinti con polvere dorata. Il
suo viso leggermente truccato con pigmenti pregiati di madreperla,
con quelli d’ocra della terra, e con il rosso del papavero sulle
labbra, splendeva delicato come una miniatura. Era bellissima e fece
il suo ingresso al centro dell’accampamento in un silenzio irreale.
Uomini,
donne e bambini, s’inchinarono alla presenza della loro
Sacerdotessa.
Ma
una leggera ombra di malinconia offuscava quel bel viso. Quella sera
avrebbe dovuto conoscere il suo promesso sposo.
I
tamburi ripresero a rullare e i corni lanciarono i loro suoni cupi e
profondi, mentre faceva il suo ingresso posizionandosi accanto alla
Sharez, il Comandante Supremo, il quale prese subito la parola:
“Popoli
pacifici. Ci siamo riuniti per far salire al cielo le nostre
preghiere, i nostri canti e le nostre danze, perché la pace possa
tornare a regnare sovrana su queste terre benvolute dagli dei.
Alziamo alte le nostre voci, e che il suono dei sacri corni salga nel
cielo. Che s’alzi alta la voce possente dei nostri tamburi, e che
si espanda nell’aria su tutta la pianura, fino ad arrivare al
nemico, in modo che egli possa avvertire la forza che ci tiene
uniti, e che ci accomuna rendendoci fratelli.”
Lo
sguardo del Capo Supremo percorse fieramente i visi della sua gente,
e dopo pochi attimi di pausa, riprese gravemente:
“Questa
è una sera speciale per tutti noi. Giacché gli dei mi sono apparsi
in sogno e mi hanno indicato la via, suggerendomi il nome della mia
dolce sposa!” fece solo una pausa d’effetto, facendo scorrere lo
sguardo severo ed attento sulla gente che ascoltava, fino a fermarsi
con cipiglio e con sfida sul promesso sposo della donna Sciamano.
“Ebbene,
gli dei mi hanno suggerito il nome della Grande Sharez!”
A
quelle ultime parole si alzò alto il brusio generale, ma il giovane
facendo un gesto autoritario, impose il silenzio a tutti gli astanti.
“So
bene di contravvenire le leggi del nostro popolo. So bene, che
recherei un’offesa grave alle tribù interessate. Tuttavia, so
anche bene come voi tutti, che non si può ignorare la volontà degli
dei. Ed è per questo che stasera sono qui davanti a voi tutti, per
conquistarmi di diritto la mano della Sharez e lancio perciò la
sfida al suo promesso, come esigono le nostre leggi. Se egli
raccoglierà la sfida, e la Sharez sarà d’accordo, ci batteremo
davanti al popolo e davanti agli dei. Il vincitore sarà lo sposo
della Sacerdotessa.”
Ella
lo aveva ascoltato stupita, e lo guardava ancora attonita, mentre un
leggero rossore si andava diffondendo sul suo dolcissimo viso.
Ma
quando i loro occhi s’incrociarono, Nehk lesse il consenso in
quelli luminosi di lei.
Poi
lo sguardo di lui si posò nuovamente sul promesso sposo. La rabbia
e la frustrazione erano evidenti nell’uomo. Ma egli desiderava
talmente tanto che quella donna bellissima e così importante
divenisse sua sposa, che infine accettò la sfida.
Immediatamente
gli uomini provvidero a fare largo davanti al grande falò e furono
tracciate le righe oltre le quali i due sfidanti non avrebbero dovuto
andare, pena la sconfitta. Furono poi legati loro i polsi sinistri,
in modo da non potersi allontanare l’uno dall’altro, e gettati ai
loro lati i coltelli si diede inizio alla sfida.
I
due giovani si lanciarono in tuffo, cercando ognuno di prendere
l’arma a lui più vicino, ma nessuno dei due vi riuscì. I due
parevano essere alla pari come forza e prestanza fisica.
Seguì
un furioso corpo a corpo, che vide lo sfidante ricorrere ai trucchi
più impensati e più vili. Ci fu un attimo che Nehk rimase persino
accecato dalla polvere che l’avversario gli aveva gettato
all'improvviso negli occhi. In quell’attimo fatale, il vile si
gettò sul coltello, trascinando con sé nella caduta il giovane
guerriero. Ma presentendo il grave pericolo, Nehk scartò di lato
con violenza, facendo rotolare nella polvere l’avversario. Un
bruciore lancinante gli attraversò il fianco destro, era stato
ferito. La forza della disperazione lo assalì e si rigirò contro
l’altro colpendolo ripetutamente con la testa e coi pugni.
L’avversario
cadde infine, tramortito. Il generale Nehk aveva vinto la sua sfida.
Quella sera risuonarono alte le urla di giubilo del popolo pacifico.
CONTINUA LA TUA LETTURA martedì 21 FEBBRAIO
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Bellissima ci sono tutte le cose che mi piacciono:i guerrieri,la lotta,la storia antica e fantasy e poi c'è la storia d'amore dei due fieri protagonisti....
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