DIALOGO
CON LA MEMORIA DI UN UOMO
ANCORA TRA NOI
OLOCAUSTO
Quelle mura grigie
Quell’odore acre
Quella pelle
Color della morte
Quella voglia
Di non pensare
Quella fila d’ossa
Quegli occhi sbarrati
Quella voglia di gridare
Quella voglia di piangere
Quelle lacrime amare
Quel grido di vendetta
Quel sole spento
Quella luna
Dietro le nubi
Quei carri
Pieni di morti
Quelle ciminiere...
Quelle voci dei potenti
senza pietà
Quegli scudisci sulla
pelle
Quelle donne
Denudate e offese
Quei seni martoriati
Quei fianchi spezzati
Quei lamenti soffocati
Quei sogni orrendi
Quei risvegli nel terrore
Quella neve bianca
Macchiata dal sangue
Dei martiri
Quelle preghiere per Dio
Che ci aveva abbandonati
Quesi lupi che ululavano
Quelle spine di ferro
Che stringevano il corpo
E la mente
Quei laceranti sguardi
Che cercavano i fratelli
Gli amici
I padri e le madri
E ancora quel fumo bianco
Che si alzava al cielo
Erano loro
Con le loro anime
Quei giorni che contavamo
La nostra vita
Quei respiri affannosi
Non passavano mai
Quel concepire il lamento
senza voce
Quella danza funebre
Ad ogni alba
Ad ogni sera
Quel non chiedere clemenza
Quel silenzio nel
crematoio
Quel crescere del cumulo
di ossa
Di anime
Quel coprirsi delle nudità
Quel confessarsi con Dio
nel silenzio
Quell’essere abbandonati
dal mondo
Quelle ipigrafi scritte
con il sangue
Quella Bibbia aperta nel
cielo
Dagli uomini
Quel volere ridurci ad
animali
Quel tutto
Sotto i nostri occhi
Occhi dei ricordi
Che camminano con il vento
Non della vendetta
Ma del fuoco della
giustizia
Pellegrini in un mondo
fallito
Espiavamo
I pianti dei nostri
antennati
Attonito
Guardando il mondo
Da questo balcone
Lontano
Dove tutto è ancora
confuso
Nella mia mente
Questo orribile mosaico
Non sarà mai composto
E’ una nebbia dei perché
Che mi stringe il cuore
Ogni attimo
E’ un perché nei miei
occhi
Ci sarà sempre il delirio
A te Dio chiediamo
Che il diluvio di odio
Abbia insegnato a tutti
Che l’Olocausto
Sia calcificato
Nelle pietre di AUSCHWITZ
Per sempre.
Scritta per un deportato tornato da AUSCHWITZ
Bruno Pistidda